Se il tempo fosse una persona potremmo tranquillamente dire che talvolta è molto generoso e altre è assolutamente vorace. Difficile dire quante cose io abbia perso e quante ne abbia prese, nel tempo. Sicuramente non ho perso il vizio di iniziare i post con i periodi ipotetici e con altrettanta certezza, però, ho perso la fascinazione nei confronti della fotografia.
Il motivo è presto detto: a me piace fare qualcosa fin tanto che si è in pochi a farlo. Quando io ho iniziato a fare fotografie con una reflex (digitale) conoscevo soltanto altre due persone che lo facevano con buoni risultati (uno per altro ora lo fa come lavoro ed è più piccolo di me). L’inflazione delle passioni spesso si mangia la passione stessa che ho e gli esempi sono diversi. Si può pensare che forse questa mia passione fosse un pò zoppa e non totale, ma non credo sia così. Soprattutto non è stata una repulsione immediata della passione per la fotografia, ma uno sgonfiamento graduale.
Ieri, esplorando la cartella di rete dove tengo le foto dal 2005 a questa parte, ho trovato i miei scatti. Ovviamente non li ho visti tutti, ma ho potuto notare che già un paio di anni fa – e la modestia ora si fa una pausa – facevo delle foto notevolmente superiori a miei coetanei veneziani che si sbracciano per riuscire a fare un bello scatto. La mia coinquilina bergamasca – non me ne voglia semmai dovesse leggere questo post – è fra questi.
Per altro questo è un altro aspetto intrigante: come mai la voglia di fotografia esplode quando si è lontani da casa? Mi sono risposto, in qualche modo. Credo sia una regola un pò più generale: la fotografia ti prende quando sei in un momento dannatamente felice della tua vita. Per me è stato effettivamente così, la reflex che usavo è datata natale 2006 se non erro e Dio mi fulmini se non è stato uno dei periodi più belli della storia di Fabio.
Poi, non sono risalito con precisione alla data, ho trovato l’offertona della vita per una macchina fotografica a pellicola. Ho continuato a scattare, vero che non ho viaggiato quanto avrei voluto con la mia macchina fotografica, ma i rimpianti sono davvero pochi: Corvinia ci regalava ancora alcuni fra i migliori scatti di Venezia che io abbia mai visto su internet – la modestia è ancora in pausa, e magari farebbe bene a guardarsi le foto dei percorsi di Corto – e in giro.
Poi d’un tratto la fotografia, o meglio la scintilla che ti fa prendere la macchina ogni volta che esci, si è assopita in me e, se non mi viene chiesto, non faccio praticamente più foto. L’aspetto strano è che se me lo chiedono lo faccio davvero volentieri: con l’occhio appoggiato sull’oculare sento ancora quella strana sensazione di smaterializzazione in cui le uniche cose che senti sono il polpastrello dell’indice e le voci estranee. Quando sono – ero -proprio preso mi sembrava che fosse qualche strana forza a tenere su la macchina fotografica.
Ora invece sono arrivato al punto che pur di tenerla viva l’ho prestata ad un mio amico pittore (non so quanto professionale, ma sicuramente capace) a Venezia. Perchè è questo il punto più oscuro: da quando sono a Venezia non ho fatto una foto di numero. I giapponesi pagherebbero per avere l’opportunità di un solo giorno lì, invece io evidentemente sono la loro nemesi.
Devo riaccenderla questa passione, come sapevo fare un tempo, senza scadere nel fanatismo da strumentazione (beato chi può in realtà!) , nel fanatismo da scatto per cui si smette di avere ricordi mnemonici perchè si rimanda tutto al supporto fotografico, o peggio ancora nel fanatismo da condivisione per cui uno scatto è vincolato al fatto che deve essere giudicato dal resto del mondo (su flickr, su piacasa, su un blog, su facebook o su dove vi pare).
Lo farò. Quando torno da Venezia porterò con me i miei due occhi artificiali.
Fabio
P.S.
qualcuno mi ha chiesto se avessi mai spostato le mie foto da flickr. La realtà dei fatti è che le ho tolte tutte per poi chiudere l’account. Successivamente ne ho aperto uno (lo trovate nei link in basso dove c’è scritto “other places”) ma è ancora privo di scatti e dubito ne metterò entro breve.
