Jun 6 2010

Paper vs. e-mail

Oggi vi parlo dei consumi di carta collegati alle norme – in senso di usi, non solo di obblighi per legge – sulla trasparenza…
Per esempio: la mia banca (ma anche un’assicurazione, per dire) mi manda ogni anno o forse ogni sei mesi un prospetto di un paio di fogli a4 scritti fronte/retro (spesso scritti in piccolo) per dirmi che le mie condizioni contrattuali sono le stesse dello scorso anno. Io sono felicissimo che la mia banca sia trasparente e mi aggiorni di tanto in tanto, però sono meno contento del fatto che per farlo mi debbano spedire una lettera – i cui costi comunque alla fine li pago io – con dei fogli di carta che, saranno anche pochi (due o tre), ma vanno ad aggiungersi ai 3-4 fogli di altri 10-20-30-nonsoquanti milioni di correntisti, diventando quindi 10-20-30 milioni di fogli di carta.

Fino a qualche anno fa pensavo che la risposta al problema potesse essere l’informatizzazione: mi faccio mandare gli stessi documenti via email. Le email però non hanno il benchè minimo valore legale…forse ora con la PEC è cambiato qualcosa, ma non mi sono ancora aggiornato in materia.

Credevo potesse cambiare qualcosa, perchè poi ho visto e vedo come si comporta, sempre per esempio, eBay. Le fasi di un’asta di ebay sono poche, ma quasi ognuna di queste è scandita dal ricevimento di un email. Facciamo un rapido esempio e supponiamo di essere stati bravi e quindi di aver vinto un’asta.

Email 1 – eBay ci fa i complimenti per aver vinto l’asta, il contenuto è un recap dell’oggetto su cui abbiamo passato l’ultimo quarto d’ora a vedere come evolveva il prezzo. Quindi, per quel che mi riguarda, l’oggetto lo conosco già senza bisogno che mi venga rispiegato cos’ho appena comprato. Ovviamente nell’email c’è un bel pulsante dorato con scritto “Paga Subito”.

Email 2 – eBay la invia contestualmente alla prima e spera “che tu sia contento del tuo ultimo acquisto”. Segue breve descrizione dell’oggeto acquistato con specifica di tutti i tipi di spedizione possibile e relativi costi. Campeggia sempre il pulsante dorato “Paga Subito” stavolta con un commentino: “Ricordati di pagare il venditore. Paga subito in modo da ricevere l’oggetto entro 4 giorni.”

Già qui, quello che si poteva fare in una sola email è stato fatto in due. Vogliamo seguire il suggerimento di eBay…voglio ad ogni costo il mio oggetto e voglio che venga inviato il prima possibile. Scelgo la forma di pagamento più odiata dai venditori in quanto a commissioni: Paypal. Paypal che per altro fa parte del gruppo eBay. Scelgo la carta di credito/debito (debito nel mio caso perchè è prepagata)…mi ricordo che non ho sopra alcunchè. Vado sul sito della banca, ci metto poco più dei soldi necessari. Il telefono trilla: email e sms.

Email 3 (uguale all’sms) –  la banca mi informa che ho fatto una ricarica sulla carta di debito…è una semplice misura di sicurezza gratuita, che consiglio a tutti di fare.

Torno su Paypal e pago. S’illumina di nuovo il telefono.

Email 4 – Paypal dice che il pagamento è arrivato al venditore. C’è tutto il recap dell’acquisto…è la cosa che più assomiglia ad una fattura. Sicuramente non avrà lo stesso valore, però teniamo l’eamil.

Email 5 – Il venditore, siccome è grosso (aka venditore professionale su eBay), fa il bullo e ha configurato i sistemi di risposta automatici, quindi nell’email che mi ha appena mandato mi ringrazia per il pagamento e mi dice che va tutto bene e che appena sarà possibile l’oggetto verrà spedito.

Cinque email, in meno di 10 minuti per dirmi cosa stavo facendo o, peggio ancora, per dirmi cosa avevo appena fatto.

E l’illusione di non aver inquinato. Ma in realtà le email inquinano pure loro, perchè non è che non esistono…se ne stanno belle belle per anni e decenni nei server (magari in mezzo all’oceano tipo google) e continuano a richiedere energia elettrica (o se sono in mezzo all’oceano usano solare e onde). Le server house si allargano perchè devono contenere sempre più informazioni…pensate solo al fatto che ogni acquisto su ebay implichi almeno 5 email. Almeno perchè non ho contato quelle che mi arriveranno al momento di lasciare un feedback o altre email riguardanti i messaggi scambiati con il venditore (e p.e. quando ho venduto l’iphone rispondevo a 3-4 messaggi al giorno).

Fate quindi 5-6 email per OGNI OGGETTO VENDUTO SU EBAY…e otterrete un cospicuo numero di email che probabilmente inquinano più delle lettere su carta. Volete rabbrividire? Pensate a chi non disabilita le notifiche email di facebook (e conoscendo la conoscenza informatica media dei soggetti che hanno facebook credo siano parecchi).

A presto,
Fabio


May 24 2010

Towel Day

Domani, 25 maggio, è il towel day. Su “IL” ho dei dubbi, però è sicuramente uno dei towel day. Onestamente credo molto anche nell’undici di febbraio (42esimo giorno dell’anno). Facciamo un breve ripasso – o meglio: spieghiamo perchè domani, e in realtà non solo domani, vedrete qualcuno girare con un asciugamano a portata di mano:

L’asciugamano, dice, è forse l’oggetto più utile che l’autostoppista galattico possa avere. In parte perché è una cosa pratica – ve lo potete avvolgere attorno perché vi tenga caldo quando vi apprestate ad attraversare i freddi satelliti di Jaglan Beta; potete sdraiarvici sopra quando vi trovate sulle spiagge dalla brillante sabbia di marmo di Santraginus V a inalare gli inebrianti vapori del suo mare; ci potete dormire sotto sul mondo deserto di Kakrafoon, con le sue stelle che splendono rossastre; potete usarlo come vela di una mini-zattera allorché vi accingete a seguire il lento corso del pigro fiume Falena; potete bagnarlo per usarlo in un combattimento corpo a corpo; potete avvolgervelo intorno alla testa per allontanare i vapori nocivi o per evitare lo sguardo della vorace Bestia Bugblatta di Traal (un animale abominevolmente stupido, che pensa che se voi non lo vedete, nemmeno lui possa vedere voi: è matto da legare, ma molto, molto vorace); inoltre potete usare il vostro asciugamano per fare segnalazioni in caso di emergenza e, se è ancora abbastanza pulito, per asciugarvi, naturalmente.

Ma soprattutto, l’asciugamano ha una immensa utilità psicologica. Per una qualche ragione, se un figo (figo = non-autostoppista) scopre che se un autostoppista ha con sé l’asciugamano, riterrà automaticamente che abbia con sé anche lo spazzolino da denti, la spugnetta per il viso, il sapone, la scatola di biscotti, la borraccia, la bussola, la carta geografica, il gomitolo di spago, lo spray contro le zanzare, l’equipaggiamento da pioggia, la tuta spaziale, ecc. ecc. E quindi il figo molto volentieri si sentirà disposto a prestare all’autostoppista qualunque articolo di quelli menzionati (o una decina di altri non menzionati) che l’autostoppista eventualmente abbia perso. Il figo infatti pensa che un uomo che abbia girato in lungo e in largo per la galassia in autostop, adattandosi a percorrerne i meandri nelle più disagevoli condizioni e a lottare contro terribili ostacoli vincendoli, e che dimostri alla fine di sapere dov’è il suo asciugamano, sia chiaramente un uomo degno di considerazione.

Douglas Adams: Guida Galattica per gli Autostoppisti

Ecco quindi perché domani andrò in giro con questo asciugamano (towel), che comprai per l’11 febbraio assieme a Paolo.

Towel

Disponibile su thinkgeek.com


Jun 17 2009

Una riflessione economica

Ho passato gli ultimi tre anni della mia vita a studiare economia. Molto probabilmente farò lo stesso per i prossimi due, se non tre. Ho studiato i mercati e le Leggi che non solo regolano il commercio, ma regolano ogni aspetto della nostravita senza che ce ne accorgiamo. Dal banale prezzo della benzina, a come si occupano i posti su un tram, a dove andiamo a mangiare. Ho sempre visto gli Stati Uniti come il modello, il mercato aperto come il bene supremo. La concorrenza perfetta come la chiave per risolvere i problemi. La presenza dello Stato nell’economia come quella di un arbitro invisibile. E io ci credo ancora e ci crederò per sempre, credo. Ma non in Italia. Due cose mi hanno indispettito in questi giorni.

La prima sono sicuro che la sappiate: il cartello vodafone-tim sui prezzi del nuovo (e del vecchio) iPhone. Io sono ben conscio che la tanto sbandierata superiorità dell’iphone rispetto agli altri telefoni non è poi così grande…in fondo l’htc ha fatto un prodotto molto simile a prezzipiù contenuti…ed essenzialmente se dovessi comprarlo sarebbe per pochi stupidimotivi (non necessariamente in quest’ordine): 1) cel’ha chuck (e anche altra gente in realtà) e iovogliomettere “any way you want it” come suoneria 2) direi che è molto compatibile con il miocomputer 3) sarebbe una buona materializzazione deglisforzi fatti durante lo stage. Motivi tecnici particolari non ce ne sono. Comunque veniamo alle questioni economicheTim e Vodafone hanno fatto esattamente lo stesso prezzo (619 e 719) – e molto probabilmente faranno piani in abbonamento uguali: untipico comportamento da oligopolisti in mercatosaturo. Sanno perfettamente che il primo che abbassa il prezzo causerà un abbassamento del secondo…e via a scendere fino al prezzo minimo (che è quello di produzione + “il minimo per campare” – concetto molto poco economico ma spero chiaro – sempre che il minimo per campare non lo consideriate già nel prezzo di produzione). Quindi non lo faranno. Il fatto è che sarebbe tutto più facile se un garante, a caso tanto in Italia ce ne sonomolti, impedisse di praticare prezzi uguali in mercati chiusi…che è un ciò che andrebbe scolpito all’ingresso del palazzo del garante della concorrenza. Va beh.

L’altro punto è sull’Eni. Poco tempo fa è andata in onda una fiction su Mattei. Mattei è stato un grande, non c’è dubbio…e la fiction era pure ben fatta. Ora però mi domando quanto corretto sia stato fare una fiction che è stata in realtà una super pubblicità gratuita (pagata dallo stato in realtà) ad una compagnia monopolista (e qua è contenuto il perchè) che, casualmente, ora fa uno spot per far sottoscrivere obbligazioni usando come protagonista lo stesso attore che ha interpretato Mattei! Questo è un Paese in cui lo stato dovrebbe farsi un più i cazzi suoi…e in effetti se li fa visto che detiene la maggioranza diEni…può avere quindi interessea liberalizzare tale mercato? Quel mercato chealla fine della storia è quello che paga i dividendi più elevati…

In conclusione quindi che non si dica che la crisi ha affermato la necessarietà della presenza dello Stato nell’economia. Non è così questa crisi economica, da noi, ha impattato su un sistema liberalizzato per metà (e forse anche meno) in cui le regole del mercato non hanno girato semplicemente perchè ostacolate dallo stesso Stato che ora si re-invoca ma che a guardar bene è sempre stato al suo posto, là in mezzo ai mercati.

Fabio


Jun 10 2009

Le parole di Saviano per Messi

L’altro giorno…anzi, ieri, ho comprato un libro. Comprare libri è una cosa che faccio spesso, leggerli e finirli – soprattutto – è una cosa che capita in meno dell’80% dei casi. In fondo sono di Napoli, si sa. In fondo sono anche schifosamente italiano, ma orgogliosamente napoletano. A volte sono anche schifato di essere italiano. Di Napoli salvo poche cose, forse nulla, anche perchè nessuno può salvare Napoli, salvo il più ingegnoso dei popoli. Che tautologia delle tautologie sono i napoletani stessi. Ricordo che leggere Gomorra mi mise dentro – ancor più che addosso – una terribile sensazione di disperazione e una conseguente, massiccia, dose di speranza e voglia di fare. Ero contento soprattutto di una cosa in quel periodo: in tanti stavano leggendo il libro. Così forse avrebbero capito che se c’è chi prende c’è chi da. [Che l'emergenza rifiuti non era è dovuta solo e soltanto al consumismo di una delle zone più povere d'Europa (si noti il paradosso della frase). Che qualcosa, molte cose, arrivava anche dal nord Italia o dall'estero. Da allora amai quel libro e il suo autore. Quel Roberto Saviano che se fossi cresciuto a Napoli non sarei mai diventato, ma che spero ardentemente sarei diventato. Parlare e denunciare. Usare la letteratura. Di questo si tratta. Rompere l'omertà.]

Per questo ho comprato a scatola chiusa senza nemmeno leggere la quarta di copertina “La bellezza e l’inferno“. Mi bastava sapere che fosse di Saviano. E questo è tutto. Il libro è una raccolta di scritti e, più in generale, di articoli pubblicati su Repubblica e L’Espresso (con cui R.S. collabora). Alcuni li avevo già letti proprio sulle pubblicazioni anzi dette…altri no. Avevo letto quello sul rischio camorra nel post terremoto d’Abruzzo. Sul più concreto rischio alla ‘ndrangheta l’Expo di Milano alla camorra la ricostruzione post-terremoto. Ma non avevo letto quello su Lionel Messi. Si, il calciatore. Uno può pensare che Lionel Messi sia un calciatore qualunque, o, se non qualunque, un normale calciatore. In realtà – io lo sapevo – aveva avuto delle disfunzioni ormonali da piccolo e non cresceva. Il Barcellona l’ha curato ingaggiandolo a 10 anni in Argentina e ora lui rifà i gol di Maradona. Messi per rendere l’idea è nato nel 1987 per cui si può dire che abbia davanti ancora tutta la sua carriera. Proprio in quest’articolo Saviano mi ha strabiliato con questo passaggio:

Vedere Messi significa osservare qualcosa che va oltre il calcio e coincide con la bellezza stessa. Qualcosa di simile a uno slancio, quasi un brivido di consapevolezza, un’epifania che permette a chi è lì, a vederlo sgambettare e giocare con la palla, di non percepire più alcuna separazione tra sè e lo spettacolo cui sta assistendo, di confondersi pienamente con ciò che vede, tanto da sentirsi tutt’uno con quel movimento diseguale ma armonico.
In questo le giocate di Messi sono paragonabili alle sonate di Arturo Benedetti Michelangeli, ai cisi di Raffaello, alla tromba di Chet Baker, alle formule matematiche della teoria dei giochi di John Nash, a tutto ciò che smette di essere suono, materia, colore, e diventa qualcosa che appartiene a ogni elemento, e alla vita stessa. Senza più separazione, distanza. E non si è mai vissuto senza, solo che quando si scoprono per la prima volta, quando per la prima volta le si osserva tanto da restarne ipnotizzati, la commozione è inevitabile e non si arrva ad altro che a intuire se stessi. A guardarsi nel profondo.

Mi ha strabiliato non solo per aver inserito come metro di paragone Chet Baker o John Nash (anche se…), ma soprattutto per la bellezza della scrittura, la profondità della riflessione. Quello riportato è un passaggio bellissimo che mi ricorda quanto è meravigliosa la bellezza di una scoperta. Anche senza essere, e pur non essendo, John Nash ho sempre trovato strabiliante la prima risoluzione di ogni esercizio di matematica o algebra. La quadratura. La perfezione dell’ermeticità di un simbolo. Idem può succedere, evidentemente, per le giocate di un calciatore. Ma per farmelo capire mi è servito, almeno, un grande scrittore.

Compratelo,
Fabio


Apr 26 2009

Quando la pioggia ti circonda…

Non molta gente apprezza le giornate di pioggia…in effetti anch’io la trovo un pò troppo tardiva per essere il 26 aprile, ma la sopporto. D’altronde stare ad attendere un treno al binario con la pioggia tagliata dal vento è qualcosa che non ha prezzo. Ora la scena, potrebbe apparire epica o eroica…ma è semplicemente qualcosa di realistico. Sentire il vento leggermente umido che ti colpisce in pieno volto e cessa appena metti piede sulla carrozza di un treno è una sensazione che suscita quella grande meraviglia che si deve avere quando la natura e l’ingegno umano si incontrano. Tornando a Milano parlavo con Giacomo, uno dei quattro miei ospiti (nel senso di coloro che mi ospitano), e mi ha fatto notare che oggi ha piovuto tutto il giorno…dalla sveglia in Verona all’arrivo a Milano ha sempre piovuto. Probabilmente pioverà anche finchè non mi addormenterò…ed è giusto così. L’acqua è il segreto della vita, e sapere che anche su città industrializzate (una volta più che ora) – autentiche roccaforti in cui l’uomo cerca un predominio sulla natura – la pioggia riesca comunque a vincere mi fa percepire ancora di appartenere a questo mondo pieno di contraddizioni, di cui l’uomo sembra essere la sintesi (tutto ciò fa molto Hegel stranamente). Un genere umano che capisce ora o capirà in un futuro prossimo che non esiste più una lotta con la natura, non esiste più una lotta per la sopravvivenza, ma un aiuto reciproco fra fenomeni naturali e umani.

La pioggia mi porta anche a questi ragionamenti…tutto ciò ad esempio l’ho pensato in un fugace momento in cui mi sono distratto e ho guardato fuori dal finestrino nella carrozza 7 del treno che mi portava a Milano. Il treno è il mezzo. Non esistono altri veicoli con cui mi sposterò da Verona a Milano e vice versa, la comodità del viaggiare senza guidare, del non fare mai file, del poter parlare con chi non conosci, del poter usare il computer, del poter leggere (in macchina ad esempio non riesco), del poter stare in più di tre amici…priceless.

Questo post dedicato a sora Acqua non è casuale…ovvio: guardi fuori dalla finestra e sai di che parlare…però stavolta lo spirito ambientalista mi ha preso un pò di più perchè ho molta voglia di guardare Earth, il docufilm della Disney. E poi diciamocelo: le città sotto la pioggia hanno un loro diverso perchè…

A presto,

Fabio