Le parole di Saviano per Messi
L’altro giorno…anzi, ieri, ho comprato un libro. Comprare libri è una cosa che faccio spesso, leggerli e finirli – soprattutto – è una cosa che capita in meno dell’80% dei casi. In fondo sono di Napoli, si sa. In fondo sono anche schifosamente italiano, ma orgogliosamente napoletano. A volte sono anche schifato di essere italiano. Di Napoli salvo poche cose, forse nulla, anche perchè nessuno può salvare Napoli, salvo il più ingegnoso dei popoli. Che tautologia delle tautologie sono i napoletani stessi. Ricordo che leggere Gomorra mi mise dentro – ancor più che addosso – una terribile sensazione di disperazione e una conseguente, massiccia, dose di speranza e voglia di fare. Ero contento soprattutto di una cosa in quel periodo: in tanti stavano leggendo il libro. Così forse avrebbero capito che se c’è chi prende c’è chi da. [Che l'emergenza rifiuti non era è dovuta solo e soltanto al consumismo di una delle zone più povere d'Europa (si noti il paradosso della frase). Che qualcosa, molte cose, arrivava anche dal nord Italia o dall'estero. Da allora amai quel libro e il suo autore. Quel Roberto Saviano che se fossi cresciuto a Napoli non sarei mai diventato, ma che spero ardentemente sarei diventato. Parlare e denunciare. Usare la letteratura. Di questo si tratta. Rompere l'omertà.]
Per questo ho comprato a scatola chiusa senza nemmeno leggere la quarta di copertina “La bellezza e l’inferno“. Mi bastava sapere che fosse di Saviano. E questo è tutto. Il libro è una raccolta di scritti e, più in generale, di articoli pubblicati su Repubblica e L’Espresso (con cui R.S. collabora). Alcuni li avevo già letti proprio sulle pubblicazioni anzi dette…altri no. Avevo letto quello sul rischio camorra nel post terremoto d’Abruzzo. Sul più concreto rischio alla ‘ndrangheta l’Expo di Milano alla camorra la ricostruzione post-terremoto. Ma non avevo letto quello su Lionel Messi. Si, il calciatore. Uno può pensare che Lionel Messi sia un calciatore qualunque, o, se non qualunque, un normale calciatore. In realtà – io lo sapevo – aveva avuto delle disfunzioni ormonali da piccolo e non cresceva. Il Barcellona l’ha curato ingaggiandolo a 10 anni in Argentina e ora lui rifà i gol di Maradona. Messi per rendere l’idea è nato nel 1987 per cui si può dire che abbia davanti ancora tutta la sua carriera. Proprio in quest’articolo Saviano mi ha strabiliato con questo passaggio:
Vedere Messi significa osservare qualcosa che va oltre il calcio e coincide con la bellezza stessa. Qualcosa di simile a uno slancio, quasi un brivido di consapevolezza, un’epifania che permette a chi è lì, a vederlo sgambettare e giocare con la palla, di non percepire più alcuna separazione tra sè e lo spettacolo cui sta assistendo, di confondersi pienamente con ciò che vede, tanto da sentirsi tutt’uno con quel movimento diseguale ma armonico.
In questo le giocate di Messi sono paragonabili alle sonate di Arturo Benedetti Michelangeli, ai cisi di Raffaello, alla tromba di Chet Baker, alle formule matematiche della teoria dei giochi di John Nash, a tutto ciò che smette di essere suono, materia, colore, e diventa qualcosa che appartiene a ogni elemento, e alla vita stessa. Senza più separazione, distanza. E non si è mai vissuto senza, solo che quando si scoprono per la prima volta, quando per la prima volta le si osserva tanto da restarne ipnotizzati, la commozione è inevitabile e non si arrva ad altro che a intuire se stessi. A guardarsi nel profondo.
Mi ha strabiliato non solo per aver inserito come metro di paragone Chet Baker o John Nash (anche se…), ma soprattutto per la bellezza della scrittura, la profondità della riflessione. Quello riportato è un passaggio bellissimo che mi ricorda quanto è meravigliosa la bellezza di una scoperta. Anche senza essere, e pur non essendo, John Nash ho sempre trovato strabiliante la prima risoluzione di ogni esercizio di matematica o algebra. La quadratura. La perfezione dell’ermeticità di un simbolo. Idem può succedere, evidentemente, per le giocate di un calciatore. Ma per farmelo capire mi è servito, almeno, un grande scrittore.
Compratelo,
Fabio

June 10th, 2009 at 8:07 pm
nice post!merito di Saviano…poi me lo presti il libro vero?
June 11th, 2009 at 12:43 pm
avevo letto quell’articolo, bello.
June 11th, 2009 at 5:52 pm
ne ha fatto uno anche su un tizio che va in barca…si chiama vittorio…
June 12th, 2009 at 2:08 pm
Bissaro non credo proprio..credo sia Malingri. Me lo farai leggere!
June 12th, 2009 at 4:22 pm
era esattamente una battuta…e voleva essere riferito a bissaro per l’appunto. Di Malingri potrai parlare tu