Jun 29 2010

Muse – Starlight

Vi propongo il live di qualche giorno fa al super mega festival di Glastonbury detto anche il “tanto fango tanta birra” o anche “il festival della figa” (questo per gli inglesi però, eh). E venendo a questioni musicali l’inizio della canzone (che è solo batteria e basso) è davvero esplosivo…questione di suono più che altro…guardatelo in HD.

Il video lo trovate qui, almeno fino a quando lo rimuovono (se lo rimuovono, perchè credo che i video andati in onda sulla BBC siano di dominio pubblico in EN).


Jun 26 2010

La prigione più bella del mondo

Adesso scriverò un post che servirà più che altro a me, noioso da leggere probabilmente, ma che mi aiuterà a sistemare delle idee che ho in testa e che mi sono fatto. Fatevi il segno della croce, se credete, prima di iniziare perché è un post lungo e con insulti non troppo velati e non troppo anonimi.

Sono in dibattito con me stesso, da un pò di tempo a questa parte, su quale sia il mio spazio, o meglio la mia città. Non serve dire che il ballottaggio è fra Venezia e Verona. E non serve dire che ho già certamente scelto la seconda a scapito della prima così come non serve nemmeno dire che finita la magistrale/specialistica a Venezia – salvo improbabili offerte di dottorati o simili – andrò via dalla Laguna. Per la cronaca, in linea teorica, questo dovrebbe accadere fra un anno.

Ma Venezia la percepisco davvero come stretta, mentre Verona mi sta stretta solo qualche volta ogni tanto…ma anche qua, non sarebbe un problema soprassedere a tutto ciò. Il drammatico di Venezia – bellissima città, non serve dirlo – è la sua popolazione…nativa e non. Perché che i veneziani doc siano gente del cazzo mi era chiaro da ben prima di andarci. Il problema è che andando a Venezia rischi davvero di diventare una persona del cazzo anche tu. Ora io generalizzo ovviamente e spero vivamente che ci siano anche domiciliati a Venezia che siano normali (ancora mai conosciuti), però davvero quelli conosciuti finora valgono tutti mezzo soldo bucato – non sono quasi mai i veneziani gli abitanti di Venezia. E tanto per dare etichette quasi tutti gli studenti universitari veneziani appartengono alla categoria. E quel quasi indica che le eccezioni sono un numero non maggiore di 5.

Cioè, qua nessuno vuole togliere i momenti di aggregazione sia chiaro…nè abolire gli aperitivi, o il bere in genere, e nemmeno il drogarsi (se proprio uno deve lo faccia, trovo che siano anche cazzi suoi [è concesso il non essere d'accordo per questa parte]), però a ben vedere gli studenti veneziani sono tutti qua. Studiano (neanche troppo perchè le università non sono impossibili – e ci butto anche la mia dentro), bevono e alcuni si drogano nei vari modi e tempi che la moda stabilisce. Si sono in pratica allineati ai veneziani nativi. I veneziani – potrei farci quasi un libro – sono un popolo molto del cazzo, praticamente il resto d’Italia ha rinchiuso su un isolotto della gente che un tempo forse era normale, e questi visto che vivono quasi ghettizzati nella loro isoletta hanno perso ogni prospettiva di futuro. E quindi si annoiano a morte, perchè si conoscono tutti, non hanno ambizioni (perchè tanto il figlio avrà il lavoro del padre, etc.), e vivono la loro forzata esistenza bevendo uno spritz alle 7 e drogandosi a lavoro. L’effetto è un pò quello di vivere in un carcere a cielo aperto e senza secondini. Il carcere più bello del mondo per altro.

Non ho ancora conosciuto a Venezia una persona – veneziana o meno – che non fumi o non beva. Ipotizzo che non ne troverò mai una che non fuma e non beve. A Venezia la gente fuma così tanto che a volte credo che le fondamenta siano fatte di mozziconi. Credo che con i mozziconi buttati (sempre per terra o in canale) ogni giorno si potrebbe coprire tutto il perimetro del ponte della libertà…che quando sei veneziano credo possa rappresentare una metaforica (ma nemmeno troppo) via d’uscita. Mentre quando non lo sei è la più bella delle porte. Comunque senza troppo divagare il problema non può essere il vizio della gente, ma piuttosto la gente in sè.

Gli studenti di Venezia purtroppo pagano questo scenario di prospettiva-zero tipico dei veneziani veri e propri. Passano le giornate vivendo di simboli…sei un figo quando hai un mac e non sai usarlo (se sai usare un computer sei un nerd, pay attention…[simula sempre di non saper fare le cose fabio]), o quando ti distruggi di rhum, o quando pisci in canale. O mille altre cazzate che non elenco, ma il cui genere penso vi sia chiaro. Vi confesso che io ho pisciato svariate volte in un canale in vita mia: una volta ad Amsterdam, un numero indefinito a Venezia e un paio di volte in qualche porticciolo sul tirreno. Preferisco ancora l’unica volta ad Amsterdam, non so perchè.

Tutto ciò non è molto diverso dallo scenario veronese made in mazzanti, descritto chiaramente da IL blog di Verona (sentenziosi.blogspot.com). Scene da pheegesmarse, lamanu&laale, etc. si vedono quasi tali e quali a Venezia (il che mi fa molto pensare al mito del veneto produttivo, ma questa è un’altra storia). Ecco, quello che cambia magari è che i posti cambiano nome, non c’è BlueExpress, ma c’è il Penny Lane (che ha la sua paginetta su myspace per dire) o il 17 metri quadri, un “negozio per skater”. A Venezia. In realtà quest’ultimo per uno skater ha solo i vestiti…penso non abbia mai venduto una rotella in vita sua. E, cosa in realtà non da poco, a Venezia cambia la connotazione politica del tutto.

Il concetto chiave però resta: bere 1 tutto il resto 0. A me sta logica fa “schifo al cazzo” (espressione che mi piace ma che non ho mai capito a pieno). E non perché sia astemio, ma perché manifesta una sola cosa: la gente non ha vita.
Giuro su questo blog che non ho mai fatto un discorso serio con qualcuno. E anche di semi seri ne ho sentiti pochissimi. Essenzialmente con la gente che conosco finisco per parlare di serie televisive (e mi annoio perchè scoprono ora cose che io ho visto due anni fa), di musica (e si ripete più in piccolo il discorso di prima – e comunque la musica merita un capitolo a parte a Venezia), di cinema (e qua, quando sostengo le mie testi la conclusione, altrui, è sempre che io non capisco un cazzo). Questi sono i discorsi a Venezia, poi ogni tanto c’è lo sport (bellissimo argomento da trattare con gente che se fa 20 metri di corsa cade a terra col fegato che chiede il cambio), e sotto le elezioni si parlava non di politica ma dell’altezza di Brunetta. Costruttivo discutere con uno studente di unive. Le discussioni che fanno quelli dell’accademia sull’arte pensavo potessero interessanti e invece sono più spicciole delle lezioni di storia dell’arte del liceo. Addirittura riesco a far bella figura io. (come si fa a fare un’”università” solo perchè mi piace monet?…wtf).

Ma la cosa di per sè più odiosa è la spendita del sostantivo amicizia. Quando un paio d’anni fa ero andato a trovare una mia amica – diana – io avevo facebook e lei myspace. Le dissi: fatti facebook. Mi rispose: no, qua hanno tutti myspace. E pensavo che fossero gente avanti perchè a Verona allora in pochi avevano facebook e altrettanti myspace (poi a pensarci bene, myspace è una merda se lo usi per un profilo personale). Poi quando sono tornato ho scoperto che quel figlio di puttana di Zuckenberg aveva sfondato anche a Venezia. Il resto è storia recente. Ora facebook non ha più senso per me. Ecco, facebook ha depauperato (in generale, ma qua guardo a Venezia) il termine amicizia…la gente dice che sei suo amico solo per forma, ma nella sostanza nessuno sa niente di te (e va beh), nè si interessa di te (e questo magari va meno bene). Davvero è odiosa come cosa. Tutti pensano di essere qualcuno per qualcun’altro e in realtà se guardi bene scopri che nessuno è nessuno…e che come dicevo proprio a diana, non ce n’è uno che valga più di mezzo soldo bucato. Sommando tutto il profilo dello studente veneziano (nel senso che sta a Venezia) è quello del fumatore alcolizzato che pensa di essere intellettuale mentre invece non ha un’idea originale nemmeno a pagarla oro, che è sformato dall’alcol che beve e che tossisce merda per il fumo che inala, nella speranza di farsi accettare da suoi simili. E il bello è che nessuno sentirà mai la sua mancanza o la necessità di conoscerlo. E nel frattempo il tempo passa, gli anni si accumulano e la maggior parte di questi una-volta-studenti-ora-non-si-sa finiscono con il lavorare e studiare-a-tempo-perso. E delle due usano la prima come alibi con i propri simili per giustificare i propri insuccessi, la seconda come scusa per farsi mantenere dalle famiglie (come sempre per bene) su un campo di battaglia sul quale inevitabilmente perderanno.

E quindi dopo 10 anni persi per fare una triennale in qualche lingua che ormai è anche già passata di moda e utilità (o in qualche facoltà che non passa mai di moda ma che è sempre inutile come 10 anni fa) quello che ci guadagnano è un qualche principio di cirrosi, una macchina da 300 all’ora sull’autostrada dell’alcolismo o della droga (o entrambe, va a scelta insomma) e il merito di essersi costruiti un non-futuro da falliti che solo la bontà di un qualche affettuoso genitore potrà raddrizzare.

Questo in estrema sintesi il fabio-pensiero sugli studenti veneziani che ho finora conosciuto. Ovviamente il fabio-pensiero è sempre stronzo e cinico. L’obiezione “gliela stai gufando” non ha senso, o meglio ha senso solo se si pensa che il proprio futuro sia nelle mani di qualcun’altro (e allora potete anche smettere di leggere questo blog). E voglio dirvi una cosa, non trovo il quadro appena disegnato troppo pessimista rispetto alle reali potenzialità di questa gente, credo che se mi sforzassi un pò potrei trovare anche gente peggiore.

Fabio


Jun 25 2010

Una serie tv leggerissima

Ecco, io l’ho vista tutta in una sera, sono 13 puntate da 25 minuti (uscirà una seconda serie, perchè pare abbia riscosso un buon successo)…il contenuto è tutto nella sigla: Blue Mountain State.

La trama è più o meno tutta nella sigla. Che trovate qui in HD.

Ah si, è già anche andato in onda su Mtv (lo distribuisce in mezzo mondo)…come sempre io consiglio la visione in lingua originale.


Jun 19 2010

Libri e Giochi

La parte difficile dei post è quella di dare un titolo. Almeno così ho sempre creduto. Di fatto questo post nasce solo per dire che è sempre più tempo che non gioco a Carcassonne. Più di un anno forse. E per dire anche che L’arte di insultare di Schopenhauer è bellissimo…mi diletta un sacco per dirla in ottocentesco. Se la prende con un sacco di categorie di gente e cose. Tipo le donne, ma anche la barba, o il sigaro. Quella sul sigaro la userò a vita per gli stronzi fumatori intellettuali che conosco…ovviamnete latu sensu la userò con i sigarettai:

Il sigaro è per l’uomo limitato un gradito surrogato dei pensieri.

Con felicità posso notare come chiunque studi filosofia o lettere (fra le mie conoscenze s’intende – non voglio certo generalizzare) non può fare a meno di fumare. Forse perché non si sente alla bassezza dei suoi simili (si, non sono buono con chi fa lettere). Comunque per rimanere in tema libri: la settimana scorsa ho iniziato e finito in meno di 24 ore La Valle della Paura (A.C. Doyle), il primo o secondo racconto in cui si parla di Moriarty…personaggio assolutamente intrigante.

A presto,
Fabio


Jun 12 2010

Dirittti: vanno usati.

Il problema grosso della legge bavaglio è che siamo un popolo di curiosi e le intercettazioni le leggiamo per avere solo un’argomentazione in più per prendercela con qualcuno o con qualche movimento. Del processo che ne scaturisce non ci interesserà mai nulla. Ed è il problema, perchè tanto anche se informi i cittadini italiani, questi non sanno cosa farsene dell’informazione. Per dire…oggi Lamberto ha twittato questa cosa:

Padre tornato dagli USA: la BP ha abbassato i prezzi alla pompa,ma quando qualcuno si ferma i passanti abbassano i finestrini e lo insultano.

Questo è un uso dell’informazione. Da noi non mi risulta che la gente smetta di vedere il grande fratello perché Berlusconi fa danni a destra e manca o perchè va a puttane o perché non si capisce (o se si capisce è peggio) da dove vengano i “fondi” con cui ha cominciato a “operare”. Non mi risulta nemmeno che la gente smetta di comprare Fiat perché pesa sul bilancio dello Stato (oggi meno di ieri per fortuna). O che la gente insulti chi compra le borse finte per strada.

Eppure è esattamente quello che andrebbe fatto una volta ricevuta l’informazione. E nella politica più ancora che nell’economia, anche se la seconda è più influente della prima ormai. Per tanto l’esempio da seguire ve lo do io: se un politico non vi piace perché in qualche intercettazione passata (visto che non ne leggeremo più in pratica) è emerso che faceva qualcosa di delittuoso o illecito non votatelo alle prossime elezioni. E visto che (almeno alle politiche) non potete scegliere il nome del candidato, estendete il ragionamento al partito: non votate il partito di questo individuo. Arrivarete ben presto alla conclusione che potete risparmiarvi la passeggiata al seggio. Oppure se volete farla potete andare a farvi annullare la scheda.

Bisogna fare scelte e assumersi le responsabilità per le conseguenze che questo portano, e sapere che se il voto è uno strumento generico e periodico (e non modificabile in corso d’opera) ne esiste un altro che è quotidiano e specifico con cui potete tenere in mano la gente: le scelte di consumo. Potete scegliere a chi dare denaro e a chi no. Se per dire trovate la Cina un paese di rincoglioniti che pensano di essere i nuovi capitalisti quando non sanno che il capitalismo e il libero mercato non esiste senza proprietà, allora potreste smettere di comprare cose che vengono dalla Cina. E non ditemi che non si può fare.

Oppure se, per dire, in un bar vedete che il barista fa lo stronzo con un cliente, smettete di andarci. E lo stesso vale per il tabaccaio, il supermercato, il giornalaio, la pompa di benzina. E sì…potete anche insultare chi va in quei posti. Se c’è un buon motivo per farlo.

Il problema dell’Italia è che ci piace tantissimo avere i diritti, quasi li collezionassimo, ma poi quando si tratta di usarli o farli valere non sappiamo neanche da che parte cominciare. E se non facciamo valere i nostri diritti difficilmente creeremo un mercato efficiente.