Yes ragazzi e come promesso ecco una bella lettera dritta dritta da Pechino. Dato che la diana è persona di cultura la lettera è molto lunga e per questo la lettura è consigliabile solo se avete molto tempo. La prima parte è in risposta alla mia precedente email, mentre dopo c’è un bel racconticino sulla bella Cina. In realtà avrei potuto pubblicarne altre, ma questa è così bella e così ben scritta che riesce quasi a farti respirare l’«immancabile odore di ravioli bolliti, aglio e cipolla e fritto». Bene…direi che si può iniziare…
...altro che tenersi 10 minuti liberi prima e dopo aver scritto la mail. mi ci vogliono le ore...ma andiamo con ordine...
1) quante volte ti ho detto di non tagliarti i capelli? non troppo corti almeno, spero. va beh. accettiamo il fatto. tanto per quando torno saranno già ricresciuti, no?
2) panciotto?!?!?!?!?! panciotto????? e panciotto sia. purchè non mi diventi un pezzo di antiquariato. ma confido nella tua intelligenza.
3) timbro di cera lacca è fattibile. non immagini neanche i negozi di calligrafia che ci sono qui...ma devo andare ad una sorta di mercato delle pulci che però è solo il sabato e la domenica mattina dalle 5 teoricamente per tutta la giornata ma in pratica già alle 11 i prmi banchetti comincia a sbaraccare...troppo mattinieri questi cinesi...
4) oggettistica varia per macchinette fotografiche è pieno, e anche la calcolatrice credo che sia ma io non me ne intendo per nulla...la cina è l'unico posto al mondo, credo, dove un intero quartiere è adibito a soli centri commerciali (pardon, palazzoni altissimi con miliardi di piani) di elettronica. da impazzire. e al ritorno non trovi un taxi neanche a pagarlo oro. e a pechino ho visto più taxi che macchine per le strade, finora.
sicuro che non sei interessato anche ad un set di bacchette o a qualche statua di buddha trash? aquiloni?
eccheccavolo. il tempo scorre veramente troppo alla svelta.
io non sarò l'anima del gruppo ma stiamo facendo veramente un sacco di conoscenze nuove non solo cinesi.
anzi. cinesi in netta minoranza. tantissimi coreani, anche se il coreano tamarro che piaceva a me ho scoperto che è vietnamita, forse thai. e tedeschi e francesi, americani, qualche inglese con persino un irlandese che è intelligentissimo e ha sempre qualcosa di interessante da raccontare ma mi inquieta tantissimo...e merd: mi tocca parlare inglese.
dunque, dicevo, tra nuove conoscenze, cene all'aperto che ormai qui fa un caldo assurdo (a parte oggi che diluvia), apertivi dai baozari a base di birra che tornata a venezia sarà tanto se reggo tre bicchieri di rosso, acquisti inutili, tipo valanghe di dvd, immancabilmente in inglese, all'irrisoria cifra di 7 yuan e compiti per casa (tanti che sembra di essere di nuovo alle elementari) nonchè esami (...siamo già all'esame di metà semestre), mi sembra di non avere il tempo di fare niente.
che pechino è immensa. tipo lo sai che l'intera municipalità, perchè è una municipalità autonoma, è grande quanto il belgio?
e ha mille facce e tutte le volte che ci muoviamo e andiamo in una zona nuova, ti sembra diversa anche se alla fine il panaroma è sampre quasi ovunque grattacieli sproporzionati.
e ti sembra veramente di non riuscire ad afferrarla e a capirla per niente questa città con i locali dove trovi praticamente solo occidentali (ma di giorno dove sono tutti questi occidentali che non si vedono? e i cinesi dove vanno a divertirsi? tutti sempre e solo al karaoke?).
comunque, anche se non riesco a farti vedere le foto non ti perdi granche, insomma...
chengde (per la cronaca leggermente a nordest di pechino) è stato un viaggio assurdo. a parte che eravmo cinque donzelle allo sbaraglio abbiamo scoperto che una delle città in qualche modo "moderne" della cina, a sole cinque ore di strada (quella del ritorno particolarmente disastrata e terribilmente suggestiva in mezzo alle montagne con tanto di autista pazzo che secondo noi ha avuto un colpo di sonno perchè ha fatto una sbandata da paura), da pechino è ancora tutto un altro mondo.
già solo il viaggio.
abbiamo fatto l'esperienza di predere un autobus cinese ergo viaggio allietato dauno spettacolo dell'opera di pechino trasmesso su una traballante tv in mezzo all'immancabile odore di ravioli bolliti, aglio e cipolla e fritto (che è l'odore caratteristico di ogni vicolo) e a cinesi che fanno introspezioni accurate del setto nasale.
per altro non è assolutamente vero che sono riusciti a farli smettere di sputare per terra, ruttare e strombazzare rumorosamente per strada...se la stuazione adesso è migliorata rispetto a prima, prima era davvero, come dire, diverso? strano?
due ore solo per uscire da pechino, normale amministrazione tra gli ingorghi del traffico pechinese, con le sue strade immense, sproporzionate come tutto. in questo caso addirittura peggiorato per la festa dei morti che tutti i cinesotti o si riversano in folle oceaniche, da messa in san pietro la domenica, nei parchi (una sorta di pasquetta) o se ne tornano nei loro paesini, che molti a pechino vengono da fuori, a ripulire le tombe. e infatti lungo il tragitto il nostro autobus si riempie di gente, con valigie che in pratica sono teli di stoffa chiusi con un nodo, ferma al bordo della strada ad aspettare pazientemente.
oltre il quarto, o forse il quinto anello già è desolazione: solo strade e ponti e marciapiedi in costruzione e subito fuori pechino piccole città nella città.
città da film western: una via, ristoranti (che quelli non mancano mai), banche, piùdi una, anche quelle sono ovunque e qualche negozio, forse. ma siamo passate veramente in mezzo al nulla dove all'improvviso si vedevano megacentricommerciali pieni di insegne luminose e negozi vicino a villaggi con galline e asini per strada e non case ma capanne (ma quello che non mancava mai era il parchetto con gli attrezzi per fare ginnastica) oppure città costruite con i più improbabili miscugli stilistici. case in stile coloniale vicino a ristoranti di foggia arabeggiante con tanto di palme all'ingresso. e ogni tanto qualcosa di vagamente russo.
a chengde non c'è nessuno che parli inglese. ma faticano anche a capire l'accento occidentale del nostro putonghua.
in quattro grandi alberghi non avevano camere per 5 ragazze occidentali, fino a che un simpatico signore cinese non ci ha preso sotto la sua ala protettiva e non ci ha aiutato a trovare una sistemazione. anche decente. e solo per il fatto che ci siamo presentate alla reception con lui è stato molto più facile. e abbiamo pagato molto di meno.
i cinesi continuano a piacermi un sacco: terribilmente disponibili e si divertono veramente tantissimo a parlare con gli stranieri.
abbiamo anche conosciuto per caso un ragazzo italiano, di bari precisamente, qui in cina da 4 anni (e infatti parla con un accento invidibile), con la sua ragazza, cinese che studia italiano. lui invece studia giornalismo...un personaggio veramente interessante. ieri sera l'abbiamo invitato qui in università da noi (che alla fine rimango nel campus...in primo luogo perchè è comodissimo avere le aule delle lezioni nel palazzo di fronte, scendo le scale e sono in aula praticamente e poi perchè alla fine è divertente: ci sono tantissimi gggggiovani e il nostro corridoio è diventato una sorta di condominio: porte aperte, msica, cene per terra in corridoio) a mangiare una pasta. prima volta che mangio pasta in cina. e magari anche ultima che il cibo cinese una volta tornata in italia mi mancherà più di quanto non mi manchi ora quello italiano. ma di tale mirko ti racconterò un'altra volta, che contiamo di riverderlo ancora.
chengde è davvero emblematica della nuova cina, disordinata e caotica, impazzita per la smania di costruire e per niente pronta alle olimpiadi.
non sono pronti come testa nè loro nè gli occidentali che probabilmente si aspettano di arrivare a pechino e trovare una metropoli "moderna", a suo modo occidentale. e invece no: persino a pechino pochissimi tassisti parlano inglese. io devo ancora trovarne uno. ma ne ho trovati che ti chiedono se in italia parliamo inglese come in francia e di che stato fa parte l'italia.
chengde, non vetrina della cina come pechino, ha comunque palazzi in costruzione e ovunque strade che vengono asfaltate con l'ausilio di vanghe e ramazze di legno.
intorno alla città ci sono otto templi e per raggiungerli si passa attraverso una zona "di periferia", mercato all'aperto con le donne con i classici capelli di paglia alla cinese, da perfetto stereotipo, bilance costruite con oggetti improbabili e ancora non esistono, come invece a pecino, i "buttadentro" che vengono a strattonarti, tu occidentale con i soldi, per tirarti fisicamente dentro i negozi, quando il richiamo a voce non funziona. anzi ti guardano da lontano, "diavolo bianco" (se non sono bambini che allora si spaventano anche e piangono) e non vogliono farsi fotografare.
e abitano ancora negli hutong, con i bagni esterni in comune. e non hanno il frigo, perchè il consumo costante è qualcosa di insostnibile, ma hanno la tv satellitare perchè la tecnologia di produzione cinese in sè costa pochissimo e l'installazione idem.
e sugli autobus ci sono ghirlande coloratissime di fiori finti.
non so cosa stiamo dicendo i giornali occidentali della cina ora ma non riesco a immaginare cosa succederà con le olimpiadi, quando si riverseranno qui ondate di turisti, che a parte nella zona di tian'anmen, non ci sono neanche locali abbastanza grandi per ospitare più di 20persone e di giornalisti occidentali interessati più allo scandalo e alo scoop su tutto ciò che non funziona. e se ne potrebbe dire parecchio.
e la cina ha investito tantissimo su queste olimpiadi e dovresti vedere con che velocità buttano giù e ricostruiscono palazzi senza nessun interesse per mantenere un'identità cinese.
la politica selvaggia che c'è stata nei confronti degli hutong, che potrebbero anche solo venire risistemati e preservati, perchè abitazioni tipiche (e ancheperchè i grattacieli non sono una necessità abitativa: c'è ancora tantissimo spazio per costruire), è un chiaro esempio. ma se non porta soldi, se non può essere sfruttato a fini turistici, in questo momento non interessa. cosa gli rimarrà alla fine delle olimpiadi, dopo aver stravolto il loro mondo per chissà cosa?
con questa domanda esistenziale, che mi sono lasciata un po' prendere la mano mente scrivevo, chiudo. e vado a studiare per il mio esame...
un paio di dati tecnici: la rete della mia università fa schifo. tre volte su quattro internet non va...con skype non resco a sentire neanche i miei. e non scrivo sul tuo blog perchè non carica le pagine e se devo entrare e registrarmi è un parto, ma leggo. mi tengo aggiornata sui tuoi progressi e sui tuoi amici =P
e sulle elezioni. ahhhhhhhhhhhhhhhhhhh. tasto dolente.
io sono in cina.
il giorno dopo le elezioni ci siamo trovati in lobby per una bestemmia collettiva. poi ci penserò quando torno...intanto abbiamo già saputo della prima fantastica figura di merda con la giornalista russa...bea, bea, bea merda...
ciao, eh, stupida scimmia