Giovanni Zanoni se n’è andato. Ho avuto il privilegio di incrociare la mia linea della vita con la sua. Ho avuto l’occasione più unica che rara di vivere con lui nella stessa scuola e di averlo al contempo come professore di ripetizioni. L’ho potuto conoscere sotto svariati aspetti: per “sentito dire” dai miei amici delle sue classi, per testimonianza mia diretta nei consigli d’istituto, nelle lezioni pomeridiane a scuola, nelle dissertazioni sul latino, filosofia e politica a casa sua.
Se dovessi pnsare ad un aggettivo per Giovanni Zanoni sarebbe quello che si usa per Ulisse: poliedrico. Poliedrico perchè aveva una soluzione ad ogni problema, perchè aveva una conoscenza poliedrica di tutto ciò che la gente normale percepisce come un problema. Inoltre Giovanni aveva una caratteristica ancor più perfezionante della sua già splendida figura per cui lo definirei poliedrico. Esattamente come una figura geometrica a più facce, Giovanni aveva una “faccia” – inteso come modo di porsi – diversa per ogni suo allievo. Era conscio del fatto che per insegnare è più facile che sia l’insegnante ad adattarsi allo studente che vice versa.
Caro professore,
Sono passati pochi mesi dall’ultima volta che ci siamo incontrati. Ciononostante continuavo a vederla quando, a fine lezioni, tagliava da parte a parte quel chiostro in cui ha prima studiato e poi lavorato. La vedevo con quel passo svelto tipico della gente che ha da fare e si dà da fare per gli altri. Libri in mano se andava in aula professori, borsa se andava a casa.
Vedo ancora stampati nella memoria quei pomeriggi passati all’ultimo piano di via Sciesa: io e lei uno di fronte all’altro. Per me una montagna, seduta ad un tavolo, di fronte a me. Ricordo la mia meraviglia quando mi porgeva un libro, mi faceva leggere. Mentre io leggevo lei aveva già nel frattempo letto al contrario e tradotto. Ragion per cui si alzava mentre io ero ancora a metà brano e andava in cucina. Mi chiedeva sempre se volevo qualcosa, un caffè, un tea, un nescafè. Confesso che mi sono innamorato del nescafè allora, senza averlo neppure mai assaggiato. L’ho iniziato a prendere perchè vedevo che lo prendeva lei e che era qualcosa di semplice e veloce. Quando andava a preparlo inoltre io iniziavo a tradurre e Lei ascoltava fino a che non sbagliavo. La mia meraviglia esplodeva quando mi correggeva a distanza dicendo che quella parola, che aveva letto al rovescio qualche minuto prima, non l’avevo resa o tradotta bene.
Quasi sempre mi chiedeva come andavo nelle altre materie. Si interessava intensamente, non solo per curiosità, ma proprio per capirmi.
All’ultimo anno mi consigliò un percorso d’esame che Lei disse «penso possa piacerti, anche perchè fai comunicazioni». Nacque così “mimesis – la rappresentazione da Platone a the Truman Show“, un percorso di un cineforum, riadattato a figure filosofiche che conosceva perfettamente: Schopenhauer, Nietsche, Platone e uno dei miei preferiti: Immanuel Kant. E in più un film: nessuno fece mai una cosa simile prima.
E a consigliarmelo fu Lei, nessun’altro professore fece mai una cosa simile prima.
Dopo la prima sessione d’esami dell’università tornai al liceo e le dissi che stavo andando abbastanza bene: avevo fatto due esami su tre. Poco dopo ci reincontrammo, ero con Federica, mi disse “vedo che va proprio tutto bene“.
L’ho sempre ammirata, l’ho sempre venerata. Non smetterò di farlo, e non credo che non ci sia più.
Non lo credo perchè ieri ho preso il mio prima 30.
Finisco questa lettera come finì Umberto Eco e come finì il mio percorso d’esame.
stat rosa pristina nomine, sed nomina nuda tenemus
Della rosa ci resta solo il nome, l’essenza ci risulta inarrivabile. Questo vale anche per lei Professore, mai potrò comprendere nella sua totalità la Sua essenza.
Leggo infine in San Paolo parole che non fatico a far sue.
[...] ed è giunto il momento di sciogliere le vele. 7Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. 8Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno.
A presto,
Fabio