Jul 24 2010

Cordialità, ferialità, studiosità.

A causa della mia imminente partenza per le ultime briciole di vacanze e per il successivo periodo di studio, il racconto della via francigena subirà un’interruzione. Si sappia solo che continuerò a scrivere su carta tutto ciò che ancora non ho scritto, in modo da avere una certa freschezza di ricordi. In più – e questo vi brucia un pò il finale della post-prossima puntata – avendo rotto l’htc desire lungo la tappa san gimignano – monteriggioni non avrò modo di aggiornare il blog fino a settembre inoltrato.

Ci scusiamo per il disagio provocato alle vostre avide menti. Avide di conoscenza, s’intende.

Fabio


Jul 23 2010

Gambassi Terme – San Gimignano

Quando ti svegli uno dei posti accanto al tuo è già vuoto e non ti serve mettere a fuoco con la vista per capire quale dei due companeros si è svegliato prima. Guadagni un pressoché inutile quarto d’ora di sonno stando sdraiato sul materassino autogonfiante e pensi al tuo raffreddore da notte all’aperto e al fatto che la tappa di oggi in fondo sarà breve e non servirebbe fare tutto di corsa alle 6 e mezza di mattina, allora decidi che piuttosto che incazzarsi è meglio darsi da fare, così non ci pensi a questo tipo di organizzazione delle tappe. Arrotoli, sgonfiando, il materassino e poi pieghi con l’aiuto dei tuo companeros il telo della tenda che avete messo per terra. A zaini chiusi uscite e andate al bar dirimpetto dove vi hanno già detto esserci le migliori brioches del paese. Non stenti a crederlo: dev’essere già aperto già da qualche ora a giudicare dai rumori che hai sentito qualche ora prima dal basso del tuo letto. Ordinate le consuete brioches con i caffè mentre uno dei tuoi amici legge gazzetta e l’altro la pagina politica di un giornale locale. A te non è rimasto niente e allora leggi la guida. Ad un certo punto si cammina, si recuperano gli zaini, i bordoni (trad: il bastone che usa ogni buon pellegrino. Credo che senza a questo punto sarei già a siena tuttavia fanno molta scena anche se hanno un’utilità pari a quella di un buco del culo sul gomito, per dirla con Tarantino). Prima però presti le tue fidate birkenstock al tuo compagno di viaggio che ha deciso poc’anzi di voler sembrare tedesco :) Per vivere meglio con le vesciche andrà con i sandali e relative calze, doppie. Tu, che in un passato forse sei stato tedesco o forse prussiano, condividi la scelta. La tappa in sè è molto carina, c’è dell’asfalto ma non è troppo, magari manca qualche segnavia, ma i paesaggi valgono a pieno la rottura di scatole dell’incedere lungo una strada rubata, per un pò, dall’uomo.

Passate per sentieri, case, casette, chiese e chiesette. Quello che stupisce un pò è che la maggior parte delle chiesette che incontriamo per strada sono chiuse. Per il viaggio in sè forse è anche un bene perchè andiamo via più veloci, ma per il pellegrinaggio e la curiosità personale in genere è un difetto non da poco perchè sarebbe interessante scoprire com’è fatta dentro una chiesetta che se ne sta su una collina da secoli e che se viene usata per Natale e Pasqua è tanto. Passate e andate, non potete fare altro. Un paio d’ore di cammino e guadagnate San Gimignano. Ci sei stato già un numero indefinito di volte, ma arrivare in una città a piedi è tutta un’altra cosa. La vedi da lontano, San Gimignano…delle sue torri, quella che – per spiegarlo ad un americano – diresti esser stata una delle più belle skyline del medioevo – ne sono rimaste ancora alcune. Ed è questo che preoccupa: se queste sono alcune, le altre come facevano a starci? Rimandi la domanda ad un futuro che forse non affronterai mai, alla fine San Gimignano sta bene così e tu anche.

Arrivati sotto San Gimignao iniziate la salita e trovate anche una lavanderia a gettorni. Si perchè di fatto siete comunque dei cittadini, lavare le cose a mano fa per voi, ma lavarle in lavatrice lo fa molto di più. Ti dici che nei tuoi viaggi futuri il ricorso a queste meraviglie andrà ridotto, ma non hai tempo per ragionarci troppo perchè dovete trovare prima il tetto sotto cui dormire (altra comodità che in partenza avreste dovuto utilizzare meno spesso). Andate alla ricerca di padre Brian, e quando l’avete trovato lui, col suo italiano mal masticato tipico degli americani che stanno nel Belpaese, vi dice che lì è tutto pieno. Interessante sistema quello di padre Brian: non si può prenotare, vince chi arriva prima, se è pieno comunque te lo dico solo quando ti presenti. Comunque è pur sempre un uomo di Dio e quindi ti manda da amici fidati, ovvero le monache. Andiamo, stanchi della fatica nulla e queste ci dicono che un gruppo di scout spagnoli hanno occupato tutti i posti liberi, ma ci dicono anche che c’è una tale signora Evelina in centro a San Gimignano che per lo stesso prezzo (25€) ci ospiterà volentieri. Detto fatto. Un quarto d’ora e siamo dentro questa casa molto carina (per i canoni degli anni 30 probabilmente) completamente al buio, causa caldo, e che propone anche una simpatica doccia. Fatta quella vi cercate un pranzo, in un posto consigliato dalla signora Evelina, non prima di aver lavato via la fatica dai vestiti che avete indossato fin qui. Ovviamente il tempo passato di fronte alle lavatrici a gettoni è stato utilissimo per farsi una cultura riguardo certi personaggi di dubbio gusto del nostro paese…così ho scoperto che per i 19 anni Noemi Letizia era in un locale a Rimini con (udite, udite): Gatto Panceri e Jerry Calà. Finita – il più in fretta possibile – la parte da massaia della giornata andiamo a pranzo. Il resto lo dedichiamo alla scoperta di San Gimignano. E chi si è visto si è visto.


Jul 22 2010

San Miniato – Gambassi Terme

Ti alzi nel centro de la Misericordia, inteso in senso figurato e non spirituale. L’aria condizionata gentilmente offerta dal centro ti ha impaccato il sistema respiratorio come raramente accade e nel torpore della mattina tu continui a non riuscire a lavarti i denti appena sveglio perchè il dentrificio ti rovinerebbe il sapore della colazione. Preparati gli zaini si sale a San Miniato (Alto) con un bus e sperimenti, di nuovo, la guida da safari degli autisti di Gambassi che ti sveglia molto più del te deum impostato come sveglia da Pietro. Faticate a trovare la giusta pasticceria, anzi più che altro faticate a trovarne una aperta, ma ci riuscite alla fine e riuscite a far vostre sei brioches, tre da accompagnare al caffè e tre da mangiare a metà mattina. La colazione fila bene, ma appena chiedi alla cameriera di riempire le borracce dal rubinetto ti guarda male quasi volesse venderti l’unica tua corda di sicurezza in quella che dovrebbe essere una lunga scalata verso un paese abbastanza arroccato: desiste quasi subito e il tuo zaino in poco più di un minuto pesa un kilo e mezzo in più. Affronti anche già il primo problema: Pietro ha una strana situazione vesciche, non capisci bene quante ne abbia e dove, ma capisci subito che oggi non cammina, il che va molto bene: non si cammina sulle vesciche e in generale il rapporto corpo/testa non dovrebbe mai essere di subordine…se uno va è perché anche l’altro va.Lo lasci davanti all’ufficio informazioni che è ancora chiuso e speri di trovarlo a Gambassi Terme o forse, piuttosto, speri che lui riesca a trovare te, perchè lì per lì non dai per scontata la tappa. E fai bene.

Si esce dalla città che il sole ancora è basso e questo produce ombre lunghe. Tu e il tuo compagno iniziate a camminare e ad un bivio decidete (tu ti limiti ad avallare) volontariamente di improvvisare una via ed è così che vi ritrovate nelle successive due ore a non far altro che scollinare per la Toscana su sentieri e viottoli che credevi inesistenti o più che altro inesistibili. Continuate la marcia, che è tirata (discussione quella sulla velocità che porterai avanti a lungo sicuramente), fino ad un bivio segnalato che avete raggiunto solo dopo aver ri-incrociato la via indicata…la sensazione è quella di aver fatto una strada forse più lunga e certamente più faticosa di quella indicata.

Ve ne fregate abbastanza, siete ancora vivi e le gambe tengono bene (almeno le tue), l’unica cosa che non ti soddisfa è che qualcosa punge e spinge al contempo all’esterno del tallone: sai bene che portebbe essere una vescica, ma rimandi alla sera. La strada prosegue ed in barba ad un cartello chiaro come il sole che recitava “divieto di transito anche per i pedoni” decidete che non vale la pena rivoluzionare la via per un tratto chiuso al traffico di soli duecento metri. Ed è così che arrivate ad un cantiere completamente chiuso che vi sbarra la strada che corre sopra un crinale in parte franato. Scavalcate e andate avanti fino all’uscita dove ri-uscite con pare sforzo dal cantiere. E ci siete: Pieve di Coiano. Tre case di alzano di fronte a voi, tre case ed una sorta di cantina sociale. Quasi tutto chiuso e chi è aperto non ha acqua per riempirvi le borracce. Tutti tranne un vecchio che non si capisce quanto per scherzo e quanto per davvero vi chiede cinque centesimi per le borracce. Tu non scherzi quando gli dici arrivederci e porti i tuoi cinque cents in direzione Gambassi…così iniziate un sentiero molto carino col sole che spacca finchè non trovate un buon punto per fermarsi in attesa che l’apice del sole non sia più tale…panini dunque, ed un incontro: un ciclista laziale che risale la francigena. Vi mette subito in guardia, dietro di lui il nulla, sole, vegetazione bassa e pessime indicazioni. Positivo. Nel frattempo passate qualche ora col culo sullo sterrato sotto gli alberi e quando ti sembra di aver tirato tutto il possibile concedi al tuo amico avventato e frettoloso la partenza. La passeggiata per il deserto fatto di piante che poi così basse non sono dura un pò, e un pò, quando cammini, è circa due ore. Finite di nuovo l’acqua (il sole picchiava ancora) e vi salva solo una casa vuota, aperta, con una pompa fuori. Si fa incetta di acqua (buonissima) e si riempiono di nuovo le borracce…poi recuperato l’asfalto ti fermi, il tuo stomaco brontola e allora gli proponi un panino con la finocchiona che sarebbe stato del terzo, Pietro, che nel frattempo sapevi essere in viaggio verso Gambassi, una realtà che distava da te alcuni km, si perchè la guida è vaga e soprattutto non ti rincuora quando sei sull’asfalto, ma piuttosto si limita a dire “eccoci quindi quasi alla fine, basta proseguire 5km e si è arrivati”, che su una tappa da 25km non è pochissimo. Voi obbedite e camminate su una provinciale non troppo trafficata ma sicuramente in pendenza e ovviamente per pendenza si intende salita. Arrivate alla Pieve e vedete che c’è un matrimonio, non ci fate molto caso…in compenso al cartello con scritto Gambassi Terme badate molto di più e tu scopri che alla tua vescica forse hai dato una sorella sullo stesso piede…

Quando arrivate è prestissimo, circa le 16 e tu ti incazzi con te stesso per non aver gestito la tappa. Arrivare alle 16 non ha senso in un pellegrinaggio, quando va bene gli ostelli aprono alle 17, quando va di culo alle 16. Nel nostro caso poi avevamo già un appoggio in loco quindi arrivare alle 18 o alle 19 sarebbe stato solo che gradito dal punto di vista meteo. Però siete lì, davanti alla parrocchia e ovviamente ad aprirvi non c’è nessuno. Non biasimi questo nessuno. Dopo molte chiamate a vuoto però il prete arriva: era al matrimonio. Si stupisce un pò anche lui delle nostre gambe e ci apre le porte di un teatro dismesso (la vecchia sala parrocchiale): oggi si dorme qui, per terra sui nostri materassini. Come doccia la canna dell’acqua fredda, in attesa che l’ostello per i pellegrini venga completato.

Per cena: festa del PD. Prendi la pizza, che poi scopri esser stata fatta dal sindaco di Gambassi Terme. Poi ti curi la vescica (aiutato da gente più esperta) e speri che la tappa di domani sia quella di un pellegrinaggio con sfumature di riflessione piuttosto che quella di un trekking nel deserto in cui a contare è solo la meta che significa salvezza. E così conquistate l’inquietante sala parrocchiale (buia) fino alla mattina dopo.

Gambassi è stata presa.


Jul 21 2010

Altopascio – San Miniato

Ci alziamo presto, forse troppo e ringrazi i ragazzi che il giorno prima hanno deciso di smettere di giocare a calcio alle undici della sera prima. Colazione al bar Montanelli poi si esce da Altopascio e il nome che ci resta in mente é quello del giornalista. Non é un caso, ovviamente, perché Fucecchio é ad un soffio…un soffio che dista una mattina di marcia, iniziata con una uscita sbagliata dal paese che ti chiusura un km in più…non é tanto, pensi, ma a fine giornata non avrai lo stesso ottimismo.
Nel frattempo hai notato che puoi  facilmente distinguere inizio e fine dei sentieri in base alla quantità di preservativi usati che trovi. Nessuno si addentra troppo in questi sentieri, quindi é logico che si infrattino appena fuori dalle strade asfaltate.
Proseguite, e in poco tempo siete davvero a Fucecchio…qui ti dici che una sosta é più che necessaria e hai la fortuna di non pagare un cazzo e di mangiare un panino fatto a regola d’arte in un posto che domina tutta la cittadina. Dormi sotto degli alberi, in attesa che il sole si stanchi di bruciare. Passano due o tre ore e le cicale sono le tue nuove vuvuzela, ma impari che esiste una leader, fra loro, che guida il coro e quindi sai predire il loro canto e le loro pause. Poi finita la siesta si riparte. Attraversi posti mai visti, piccoli e  vuoti sotto il sole delle quattro…continuate la marcia e ogni tanto i segnavia vi traggono in inganno. Tagliate per un campo che vi allunga la via di 500 metri e ripensi alla lunga uscita da Altopascio: hai già regalato un km e mezzo alla via francigena, ma in compenso a san miniato basso lei ti regala la festa del pd e una sistemazione non da poco.
Il pomeriggio si va in giro a san miniato alto, in bus, e immagini la fatica necessaria per fare quella salita a piedi. Non poca, visto che la città alta é arroccata.
La cena si fa alla festa del pd: per voi é una garanzia di qualità, dopo l’anno scorso…poi ad orari simpaticamente indegni crollate tutti in branda…gambassi terme non sembra molto vicina e ti hanno già detto che in quei 25 km non ci sono fontane.

Fabio


Jul 20 2010

Lucca – Altopascio

I primi 16 km di benvenuto…la sveglia alle 6 si fa sentire, ma sai già che vero prossimi 20 giorni le cose non andranno meglio. Scopri  solo in treno che il trio si già formato e che non serve aspettare lucca perché ciò accada. Guardi gli zaini e fai le solite cazzate mentre il treno fa in 10 minuti quello che tu dovrai fare in circa 4 ore.

Arrivi a lucca e ti sembra di barare quando ti fai mettere il timbro già dopo venti minuti. Poi inizi sul serio: guardi la carta e col trio muovi fuori da lucca. Inizi a muovere I tuoi primi passi di questa via per la quale sui poco piú di un neonato, sia per vecchiaia che per esperienza.

Ogni tanto si trovano dei segnavia e tu bob puoi far altro che pregare di incontrarne altri mille: la provinciale (str. Romana) vorresti evitarla…passi Capannori e altri posti simili…il passo va, lo zaino pesa, ma l’hai riempito tu per cui non ti lamenti…passi anche Porcari e senti che ci sei quasi, ma non é cosi. Devi fare I conti con una via con piú civici che case, ma alla fine ci arrivi: Altopascio e la sua ospitalità con doccia e stendino.

La prima tappa é chiusa.