Ti alzi nel centro de la Misericordia, inteso in senso figurato e non spirituale. L’aria condizionata gentilmente offerta dal centro ti ha impaccato il sistema respiratorio come raramente accade e nel torpore della mattina tu continui a non riuscire a lavarti i denti appena sveglio perchè il dentrificio ti rovinerebbe il sapore della colazione. Preparati gli zaini si sale a San Miniato (Alto) con un bus e sperimenti, di nuovo, la guida da safari degli autisti di Gambassi che ti sveglia molto più del te deum impostato come sveglia da Pietro. Faticate a trovare la giusta pasticceria, anzi più che altro faticate a trovarne una aperta, ma ci riuscite alla fine e riuscite a far vostre sei brioches, tre da accompagnare al caffè e tre da mangiare a metà mattina. La colazione fila bene, ma appena chiedi alla cameriera di riempire le borracce dal rubinetto ti guarda male quasi volesse venderti l’unica tua corda di sicurezza in quella che dovrebbe essere una lunga scalata verso un paese abbastanza arroccato: desiste quasi subito e il tuo zaino in poco più di un minuto pesa un kilo e mezzo in più. Affronti anche già il primo problema: Pietro ha una strana situazione vesciche, non capisci bene quante ne abbia e dove, ma capisci subito che oggi non cammina, il che va molto bene: non si cammina sulle vesciche e in generale il rapporto corpo/testa non dovrebbe mai essere di subordine…se uno va è perché anche l’altro va.Lo lasci davanti all’ufficio informazioni che è ancora chiuso e speri di trovarlo a Gambassi Terme o forse, piuttosto, speri che lui riesca a trovare te, perchè lì per lì non dai per scontata la tappa. E fai bene.
Si esce dalla città che il sole ancora è basso e questo produce ombre lunghe. Tu e il tuo compagno iniziate a camminare e ad un bivio decidete (tu ti limiti ad avallare) volontariamente di improvvisare una via ed è così che vi ritrovate nelle successive due ore a non far altro che scollinare per la Toscana su sentieri e viottoli che credevi inesistenti o più che altro inesistibili. Continuate la marcia, che è tirata (discussione quella sulla velocità che porterai avanti a lungo sicuramente), fino ad un bivio segnalato che avete raggiunto solo dopo aver ri-incrociato la via indicata…la sensazione è quella di aver fatto una strada forse più lunga e certamente più faticosa di quella indicata.

Ve ne fregate abbastanza, siete ancora vivi e le gambe tengono bene (almeno le tue), l’unica cosa che non ti soddisfa è che qualcosa punge e spinge al contempo all’esterno del tallone: sai bene che portebbe essere una vescica, ma rimandi alla sera. La strada prosegue ed in barba ad un cartello chiaro come il sole che recitava “divieto di transito anche per i pedoni” decidete che non vale la pena rivoluzionare la via per un tratto chiuso al traffico di soli duecento metri. Ed è così che arrivate ad un cantiere completamente chiuso che vi sbarra la strada che corre sopra un crinale in parte franato. Scavalcate e andate avanti fino all’uscita dove ri-uscite con pare sforzo dal cantiere. E ci siete: Pieve di Coiano. Tre case di alzano di fronte a voi, tre case ed una sorta di cantina sociale. Quasi tutto chiuso e chi è aperto non ha acqua per riempirvi le borracce. Tutti tranne un vecchio che non si capisce quanto per scherzo e quanto per davvero vi chiede cinque centesimi per le borracce. Tu non scherzi quando gli dici arrivederci e porti i tuoi cinque cents in direzione Gambassi…così iniziate un sentiero molto carino col sole che spacca finchè non trovate un buon punto per fermarsi in attesa che l’apice del sole non sia più tale…panini dunque, ed un incontro: un ciclista laziale che risale la francigena. Vi mette subito in guardia, dietro di lui il nulla, sole, vegetazione bassa e pessime indicazioni. Positivo. Nel frattempo passate qualche ora col culo sullo sterrato sotto gli alberi e quando ti sembra di aver tirato tutto il possibile concedi al tuo amico avventato e frettoloso la partenza. La passeggiata per il deserto fatto di piante che poi così basse non sono dura un pò, e un pò, quando cammini, è circa due ore. Finite di nuovo l’acqua (il sole picchiava ancora) e vi salva solo una casa vuota, aperta, con una pompa fuori. Si fa incetta di acqua (buonissima) e si riempiono di nuovo le borracce…poi recuperato l’asfalto ti fermi, il tuo stomaco brontola e allora gli proponi un panino con la finocchiona che sarebbe stato del terzo, Pietro, che nel frattempo sapevi essere in viaggio verso Gambassi, una realtà che distava da te alcuni km, si perchè la guida è vaga e soprattutto non ti rincuora quando sei sull’asfalto, ma piuttosto si limita a dire “eccoci quindi quasi alla fine, basta proseguire 5km e si è arrivati”, che su una tappa da 25km non è pochissimo. Voi obbedite e camminate su una provinciale non troppo trafficata ma sicuramente in pendenza e ovviamente per pendenza si intende salita. Arrivate alla Pieve e vedete che c’è un matrimonio, non ci fate molto caso…in compenso al cartello con scritto Gambassi Terme badate molto di più e tu scopri che alla tua vescica forse hai dato una sorella sullo stesso piede…
Quando arrivate è prestissimo, circa le 16 e tu ti incazzi con te stesso per non aver gestito la tappa. Arrivare alle 16 non ha senso in un pellegrinaggio, quando va bene gli ostelli aprono alle 17, quando va di culo alle 16. Nel nostro caso poi avevamo già un appoggio in loco quindi arrivare alle 18 o alle 19 sarebbe stato solo che gradito dal punto di vista meteo. Però siete lì, davanti alla parrocchia e ovviamente ad aprirvi non c’è nessuno. Non biasimi questo nessuno. Dopo molte chiamate a vuoto però il prete arriva: era al matrimonio. Si stupisce un pò anche lui delle nostre gambe e ci apre le porte di un teatro dismesso (la vecchia sala parrocchiale): oggi si dorme qui, per terra sui nostri materassini. Come doccia la canna dell’acqua fredda, in attesa che l’ostello per i pellegrini venga completato.
Per cena: festa del PD. Prendi la pizza, che poi scopri esser stata fatta dal sindaco di Gambassi Terme. Poi ti curi la vescica (aiutato da gente più esperta) e speri che la tappa di domani sia quella di un pellegrinaggio con sfumature di riflessione piuttosto che quella di un trekking nel deserto in cui a contare è solo la meta che significa salvezza. E così conquistate l’inquietante sala parrocchiale (buia) fino alla mattina dopo.
Gambassi è stata presa.